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Nato nel 1979 a Firenze da madre Fiorentina e padre persiano Habibollah, per gli amici Habib, comincia a viaggiare fin dalla più tenera età. Battezza la sua carriera da viaggiatore a soli 8 mesi , quando compie il suo primo ed ultimo viaggio della terra dei suoi avi : La Persia .

la Teheran del ‘79 é la Teheran della caduta dallo shah, della rivoluzione islamica e dell’avvento di khomeni e nei tumulti della rivoluzione i genitori riescono a mettere in salvo il bambino e ad arrivare a  Roma. Habibollah non tornerà più nella sua terra ma ne sarà profondamente influenzato. Cresce in Italia circondato dall’arte e dalla bellezza , il padre non smetterà mai di andare in Iran e sarà uno dei più grandi collezionisti di tappeti persiani di sempre.

Si appassiona così dell’arte millenaria del tappeto che il padre gli racconta attraverso manufatti antichi rarissimi raccolti in una vita di ricerca. Negli anni 2000 segue le orme del padre iniziando a lavorare nell’azienda di famiglia ma con un obbiettivo ben chiaro in mente : portare un’innovazione in un settore ultraortodosso.

Durante gli anni dell’adolescenza la sua passione per L’arte prende forma, manifesta un grande talento musicale e impara a suonare chitarra, basso e pianoforte da autodidatta. Comincia a dipingere e comporta in pochi anni centinaia di tele.

Habib é un ragazzo timido ed introverso e nell’arte trova la sua valvola di sfogo. E non molla presa. Passa attraverso la street art con l’ideale di poter rendere l’arte accessibile a tutti. Ed é proprio la contaminazione tra queste arti e questi mondi apparentemente lontani a dare vita al progetto: l’unione tra Occidente ed Oriente, (la street art figlia dell’occidente e l’arte antica e familiare dell’oriente). Così Habib trasferisce i simboli della società occidentale, lo street style, gli status symbol dei giovani cresciuti negli anni ‘90 , nella tradizione millenaria del tappeto annodato a mano, donando ai simboli della società del consumismo ( effimeri e perituri) la dignificazione a opera di pazienza destinata a durare nel tempo.

Così nasce “RUGFELLER”, tra contaminazione e gioco, una sfida per unire il mondo che crea una nuova era nel mondo del tappeto e dopo un secolo di borghesizzazione di questo oggetto gli ridona lo status di opera d’arte che non è più l’arte classica ma Pop Art.

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